I nuovi viaggiatori che non prendono l’aereo

Valentina Pigmei, giornalista
27 aprile 2016

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Questa è l’epoca dei viaggi senza: senza soldi, senza mete prestabilite, senza bagagli pesanti e soprattutto senza aerei. Un fenomeno ancora di nicchia, che tuttavia sta interessando sempre più persone: non tanto, o non solo, chi dell’aereo ha paura, ma soprattutto quella generazione di viaggiatori cresciuta a suon di ecosostenibilità e anticonsumismo. È cominciata qualche anno fa, all’interno di una generale smania di lentezza e con una definizione pratica: lo “slow travel”.

Nel 2016 il libro di viaggio più venduto su Amazon è Vagamondo di Carlo Taglia, un torinese di 29 anni che ha fatto il giro del mondo senza aerei: 528 giorni, 24 nazioni, 95.450 chilometri. L’idea del viaggio a lungo termine, del viaggio come stile di vita, sembra avere un po’ attecchito anche nella ben poco avventurosa Italia.

La scelta del viaggiare senza aerei è in molti casi una provocazione mediatica o una scelta di pochissimi, ma bisogna ammettere che l’insofferenza verso le compagnie aeree e il loro marketing aggressivo è comprensibilmente diffusa. Tra le motivazioni di tanti viaggiatori estremi ci sono sì la scelta ecosostenibile, la voglia di lentezza, ma anche il bisogno di scegliere e non “farsi scegliere” dall’ultimo last minute. I nuovi nomadi viaggiano a piedi, in bici, in treno, per mare.

Eddy Cattaneo per esempio, è l’autore di Mondoviaterra, un racconto-diario che fa pensare un po’ alla beat generation, anche se lui è un normalissimo ingegnere bergamasco che si è licenziato e messo in viaggio per sedici mesi attorno al mondo: “Volevo un viaggio pulito, lento e completo”, dice Eddy. “Volevo rimanere sempre attaccato alla strada, calpestare ogni centimetro. Prendere l’aereo è comodo ma salti dei pezzi di cammino, lasci dei buchi, degli spazi vuoti pieni solo d’aria. Inoltre avevo tutto il tempo che desideravo, senza fretta, senza bisogno di sprecare energia e inquinare solo per arrivare prima. E poi mi piaceva l’idea di muovermi come un tempo, almeno per i mezzi di trasporto: conoscere gli impedimenti sul cammino, considerando barriere fisiche e geopolitiche, oceani, catene montuose, frontiere chiuse, guerre”.

Niente aerei, dunque, ma largo agli altri mezzi: il bus, luogo ideale per conoscere le culture locali, il treno, amato dagli scrittori, più costoso ma anche più comodo, e poi i passaggi-barca. Senza dimenticare il buon vecchio autostop. E ovviamente la bicicletta.

A proposito di bicicletta, Darinka Montico, 35 anni, è un’italiana di madre croata, anche se in Italia ha trascorso ben poco tempo perché viaggia da quando ne ha 19. “Per ‘viaggio’ non intendo l’escursione della domenica o le due settimane nel villaggio turistico. Intendo vivere e lavorare in ogni continente, spostandomi liberamente da un capo all’altro”. Conosciuta per aver compiuto una piccola impresa originale (attraversare l’Italia a piedi senza soldi e con una scatola fatta apposta per raccogliere i sogni della gente), che poi è diventata il libro Walkaboutitalia, Montico segue alla lettera le parole di José Saramago: “La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro”.

Non è tanto d’accordo sul demonizzare i voli aerei Francesco Grandis, ex ingegnere elettronico, che nel 2009, a 32 anni, si licenzia e parte per un viaggio di sei mesi con un biglietto “round the world” e fa l’errore che fanno un po’ tutti i viaggiatori alle prime armi: volere vedere il più possibile in poco tempo. Dopo tre anni passati a viaggiare e a fare il “programmatore nomade”, nel 2013 abbandona anche questo lavoro per dedicarsi solo alla scrittura e alla condivisione delle sue esperienze di vita. Apre un blog, in effetti molto ricco di spunti, e anche lui si autopubblica: Sulla strada giusta ha venduto quasi novemila copie ed è tra i top seller di Amazon.it sezione viaggi.

E ancora: Mattia Miraglio, classe 1988, è un ragazzo che è partito l’anno scorso con grande clamore mediatico, per un giro del mondo a piedi di cinquantamila chilometri, senza prendere mezzi di trasporto. Tempo previsto: cinque anni. Un sito molto sponsorizzato e una pagina Facebook con 23mila follower, e numerosi articoli e passaggi radio, ritraggono un ragazzo che spinge un carretto high tech per le strade del mondo. Mattia purtroppo si è dovuto fermare in Nuova Zelanda e tornare in Italia per problemi famigliari ed economici, ma non ha perso tempo: a maggio esce il suo primo libro, A passo d’uomo, e a dicembre ha trovato un altro sponsor per ripartire.

Quando si è in dubbio, continuare a spostarsi, scriveva Tom Robbins negli anni settanta. Oggi siamo sommersi dalle “felicità condivise” sui social network, dai pensierini trasmessi all’unisono a migliaia di “seguaci”: sono i viaggi simultanei nell’epoca della riproducibilità. Ma se c’è un rischio è quello di rimanere davanti a un pc, a sminuire la voglia di partire cliccando sull’ennesimo fotogramma di un giro del mondo altrui.

Glossario:

Fenomeno di nicchia: fenomeno ancora poco diffuso
Smania: desiderio
Impedimento: difficoltà
Attecchire: mettere radici, trovare consensi
Seguire alla lettera: seguire con precisione, senza cambiare nulla
Clamore mediatico: grande interesse da parte dei media
Altrui: di un’altra persona
Senza radici: in questo caso, in continuo movimento

Domande:

  1. Qual è l’idea alla base dello “slow travel”?
  2. Per quale motivo questi viaggiatori boicottano i viaggi in aereo?
  3. Hai mai fatto (o faresti) un viaggio simile a uno di quelli raccontati nell’articolo?
  4. Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi di non prendere l’aereo?
  5. Quali possono essere le difficoltà di un viaggio fatto con mezzi diversi dall’aereo?
  6. Ricevi tanta pubblicità dalle compagnie aeree? Secondo te, siamo schiavi delle loro strategie di marketing? Ti è mai successo di aver prenotato un viaggio proprio in base all’offerta ricevuta?
  7. “La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro”: sei d’accordo con questa affermazione? Perché?
  8. Lo sviluppo della tecnologia ha cambiato il tradizionale concetto di lavoro e proprio grazie alla tecnologia sempre più persone (i cosiddetti “digital nomads”) lavorano da ogni parte del mondo avendo con sé solo un computer. Ti piacerebbe (o ti sarebbe piaciuto) vivere una vita del genere? Spiega il motivo.
  9. Viaggiare ha numerosi vantaggi; tuttavia quali possono essere gli svantaggi di una vita sempre “senza radici”? Pensa almeno a due motivi.

 

Ecco il link all’articolo completo:                          
https://www.internazionale.it/notizie/valentina-pigmei/2016/04/27/viaggi-senza-aereo