LETTERA APERTA AI GENITORI:

FATE VIAGGIARE I VOSTRI FIGLI

 Gianluca Gotto, gennaio 12, 2017

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Cari genitori,
fate viaggiare i vostri figli.
So che di fronte a queste parole molti di voi diranno che è difficile. Qualcuno penserà subito all’aspetto economico, altri alla lontananza, altri ancora proveranno paura e vorranno cacciare questo pensiero. Non vi preoccupate, è normale. Io ero esattamente come voi quando mia figlia, dopo il primo anno di università, mi ha detto di voler partire per un anno all’estero.

Per me che sono vedovo, oltretutto, era quasi inconcepibile l’idea che la mia unica figlia se ne andasse. Mi sono sentito abbandonato, ho pensato che avrei perso ogni punto di riferimento nella mia esistenza. Non potevo crederci e mi sono immediatamente opposto: le ho detto di no, che non appoggiavo la sua scelta e non volevo che se ne andasse.
Lei non ha fatto una piega*, ha accettato e mi ha detto che non sarebbe partita, che non c’era nessun problema. A quel punto, ho capito. Non lo dimenticherò mai quel momento, perché è stato lì che ho capito tutto: viaggiare non è una questione personale. Non è una fuga. È semplicemente un percorso di crescita. E ora lo posso dire con certezza, con il famoso senno di poi: un giovane che non viaggia, non cresce!

Quella stessa sera non riuscii a dormire, perché pensavo alle opportunità che le stavo negando. Proprio io che raccontavo con orgoglio di quella volta in cui da ragazzo partii per Londra per cercare fortuna, tornando a casa qualche tempo dopo con pochi soldi ma il cuore e l’anima piena di belle cose.
Quella stessa notte ho capito che non potevo fermarla. Non potevo farle un torto del genere, non potevo intralciare il suo percorso di vita. Voleva provare un’esperienza di un anno in Australia, e chi ero io per impedirglielo? Quale diritto avevo per infrangere sul nascere il suo sogno?

Viaggiare è costoso, è vero. Ma cari genitori, vi assicuro che non c’è nessuna formazione migliore per i vostri figli. I soldi che spendete per farli viaggiare sono i migliori soldi che spenderete nella vostra vita.

Lasciare andare un figlio è doloroso. Ma con il tempo capirete che non lo avete abbandonato, e soprattutto che lui/lei non ha abbandonato voi. Forse ve ne renderete conto solo alla fine, quando lo vedrete tornare: avete lasciato partire un ragazzino e vi troverete davanti un adulto, che nella maggior parte dei casi sarà più felice e realizzato.
Non esiste una soddisfazione più grande di questa per un genitore. Non c’è niente di meglio, specialmente se hai deciso di essere parte di questa crescita e non di ostacolarla.
Come faccio a sapere tutto questo? Quella famosa prima notte non ho chiuso occhio ma ho preso una grande decisione: avrei pagato il biglietto aereo per l’Australia a mia figlia. Quando gliel’ho detto era incredula, ma aveva capito tutto ciò che avevo attraversato. Mi ha detto “ti voglio bene, papà” e in quelle parole c’è tutto quello che un genitore può desiderare.
È partita poche settimane dopo. Le ho pagato il volo e le ho dato una piccola somma, ma le ho fatto capire che poi se la sarebbe dovuta cavare da sola.

È stata in Australia per un anno intero. Il primo periodo è stato difficile, passavo le giornate a chiedermi cosa facesse e se stesse bene. Mia figlia ha lavorato in tre città diverse. Ha raccolto ortaggi nelle zone più remote del paese, ha servito ai tavoli di un ristorante e ha lavorato in una biblioteca. Ha imparato l’inglese, ha imparato a conoscere il mondo del lavoro e il valore dei soldi. Ma soprattutto ha imparato ad essere indipendente, ad avere una mentalità più aperta e a rispettare il prossimo senza guardare il colore della sua pelle, il suo accento, la sua professione o la sua educazione.

E questo entusiasmo mi ha contagiato al punto di far crescere dentro di me un’idea folle e meravigliosa: perché non prendermi tre settimane di ferie e raggiungerla? Gliel’ho proposto quasi timidamente, pensando che mi avrebbe detto in imbarazzo che era una pessima idea. E invece era felicissima, mi ha risposto di andare il prima possibile. Così, caricato dalle sue parole di stima, sono partito davvero. Non ero mai stato così lontano da casa, non prendevo un aereo da dieci anni e non parlavo in inglese da venti. Ero spaventato e insicuro di fronte a questo mondo che va avanti così veloce, ma avevo dentro di me un’energia nuova, che mi aveva trasmesso mia figlia: quella di viaggiare e scoprire e rimanere sbalordito di fronte alla bellezza dell’inaspettato. Mia figlia mi ha accolto all’aeroporto di Sydney e non ce l’abbiamo fatta: siamo scoppiati a piangere. Mi ha detto grazie, mi ha detto che suo padre era proprio “cool”. Poi siamo partiti per un giro dell’Australia di due settimane, io e lei su un camper. Abbiamo visto deserti sconfinati, laghi viola e canguri aggressivi. Abbiamo dormito sotto le stelle così come per vent’anni avevamo dormito sotto lo stesso tetto. È stato bellissimo e indimenticabile. Quando penso che tutto questo non sarebbe successo se non le avessi permesso di partire, mi viene da urlare una cosa a gran voce: genitori, fate viaggiare i vostri figli!

GLOSSARIO:
fare una piega: non reagire, non dire niente
fare un torto a qualcuno: comportarsi male con qualcuno
intralciare: ostacolare
infrangere: distruggere

DOMANDE:

  • Perché questo papà ha deciso di scrivere una lettera aperta ai genitori?
  • Perché all’inizio non voleva che la figlia partisse?
  • Perché poi ha cambiato idea?
  • Come ti saresti comportato/a tu al posto di questo papà?
  • Secondo te, perché viaggiare aiuta a crescere?
  • Quali sono le preoccupazioni principali di un genitore?

Video (extra):