In laboratorio l’ibernazione artificiale non è fantascienza.
“Ci aiuterà, dall’Alzheimer alle missioni spaziali”

Evoca scenari futuribili ma la possibilità di indurre artificialmente uno stato simile al letargo è in realtà concreta. E potrebbe avere importanti applicazioni in campo medico e spaziale. Lo spiega il neuroscienziato Matteo Cerri

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di SANDRO IANNACCONE

SARZANA (La Spezia) – Coricarsi. Chiudere gli occhi. Sperimentare il progressivo intorpidimento* di membra e mente. E svegliarsi settimane, mesi o anni più tardi, più vivi e freschi di prima. Uno scenario visto in tantissime opere di fantascienza – da Interstellar a 2001: Odissea nello spazio, passando per Avatar e Il dormiglione –  che sembra però essere molto più concreto di quanto si possa pensare. Gli scienziati lo chiamano ibernazione. Una condizione caratterizzata da una riduzione estrema del metabolismo e della temperatura corporea, che consente di sopravvivere a periodi più o meno prolungati di assenza di risorse. Un superpotere che molti mammiferi – scoiattoli, marmotte, orsi – possiedono e attuano* spontaneamente. A occuparsi del tema, in Italia, è l’équipe di Matteo Cerri, neuroscienziato dell’Università di Bologna e collaboratore dell’Agenzia Spaziale Europea, che in un recente intervento al Festival della Mente di
Sarzana ha illustrato i possibili scenari futuri.

Cosa succede al cervello di chi va in ibernazione? “La comprensione di quello che accade nel cervello durante l’ibernazione è uno degli aspetti più complessi e delicati dell’intero meccanismo. Durante lo stato di ibernazione, i neuroni mantengono la desincronizzazione*, ma il ritmo delle operazioni risulta molto rallentato. Un’altra caratteristica che è stata osservata è che i neuroni tendono progressivamente a disconnettersi, per poi ricostruire al risveglio le connessioni interrotte e recuperare la plasticità precedente. Tutte queste modificazioni ritornano rapidamente alla normalità poco dopo il risveglio”
Da diverso tempo lei e la sua équipe lavorate sull’induzione artificiale dell’ibernazione in non-ibernanti. Come si fa? E cosa avete scoperto?  “Siamo riusciti alcuni anni fa, sostanzialmente, a indurre uno stato di letargo artificiale nei ratti, animali che in natura non possiedono questa capacità. La nostra idea è stata di ingannare* con un farmaco alcuni neuroni che si trovano in una specifica area cerebrale. Questi neuroni controllano la quantità di energia che il nostro corpo consuma, e,
inducendoli a farci consumare di meno, si innesca uno stato molto simile al letargo”

E gli esseri umani?
“Prima di pensare a una possibile transazione all’essere umano – che tra l’altro aprirebbe interrogativi etici ancora irrisolti – dobbiamo ancora comprendere molti aspetti dell’ibernazione. Primo fra tutti, capire quanto può durare questo status: teoricamente sembrerebbe che non ci siano limiti, ma non conosciamo eventuali effetti collaterali che potrebbero comparire dopo lunghi periodi di ibernazioni. Un altro aspetto delicato riguarda il risveglio: sappiamo ancora poco dei meccanismi che il cervello mette in atto per indurre l’uscita dal torpore. Solo dopo aver compreso questi e altri aspetti si potrà iniziare a prendere in considerazione l’applicazione della tecnica agli esseri umani.”

Perché lo facciamo? Quali sono le applicazioni?
“Le possibili applicazioni sono molteplici. In campo medico, anzitutto: l’ibernazione artificiale potrebbe essere utilizzata dai chirurghi durante gli interventi più complessi, per permettere ai diversi organi di sopravvivere anche in considerazioni di scarsa disponibilità di ossigeno. Oppure – ma è un’ipotesi al momento molto lontana – si potrebbe pensare di usare la tecnica nei pazienti in attesa di trapianti. Anche nel campo della ricerca spaziale le applicazioni sono molto promettenti: la possibilità di indurre l’ibernazione negli astronauti consentirebbe di affrontare lunghi viaggi spaziali aggirando il problema delle scorte di cibo e della schermatura dai raggi cosmici nocivi, da cui l’ibernazione sembra costituire una
sorta di protezione.”

Ecco il link all’articolo completo: repubblica.it
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Glossario:

L’intorpidimento: funzionamento lento o quasi nullo di una parte o di tutto il corpo
Attuare: mettere in atto, realizzare
Ingannare: illudere, tradire qualcuno o qualcosa
La schermatura: protezione
La desincronizzazione: in questo caso, attività cerebrale

Domande:

1. Che cosa studia l’équipe di Matteo Cerri?
2. Perché l’équipe non ha ancora sperimentato sugli esseri umani?
3. Sei favorevole o contrario all’ibernazione? Spiega il motivo
4. Ti piacerebbe essere ibernato? Perché?
5. Quali vantaggi presenta questa tecnica? E quali potrebbero essere i problemi etici?
6. Immagina di risvegliarti dopo un periodo di ibernazione di 80 anni. Che cosa
potrebbe essere cambiato nel mondo? Come sarà diversa la tua vita nel 2097?
Cosa ti piacerebbe vedere o non vedere più?