www.internazionale.it – 17 luglio 2017

Cosa nostra non è mai stata così debole

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Era una mattina come tante altre, a Palermo. E come ogni mattina, intorno alle 7.50, il boss Giuseppe Dainotti era uscito di casa e si era messo in sella alla sua bicicletta, con tanto di cestino per la spesa e portazainetto. Ogni giorno, infilando via d’Ossuna, nel cuore del quartiere Zisa, pedalava fino al suo bar, poco distante da lì. Una pedalata di 500 metri che, da quando aveva messo piede fuori del carcere, poco più di un anno fa, era diventata una salutare consuetudine, interrotta da due colpi di pistola, uno al torace e uno alla testa.

Ancora assonnati, i residenti faticavano a capire cosa fosse successo. Il corpo senza vita di Dainotti giaceva da dieci minuti in una pozza di sangue e in tanti avevano confuso l’eco dei colpi di pistola con i fuochi d’artificio che i ragazzi del quartiere fanno scoppiettare a qualsiasi ora del giorno. Mai avrebbero immaginato che Cosa Nostra fosse tornata a colpire impugnando una calibro 44, proprio come ai vecchi tempi. D’altronde, a Palermo la mafia non premeva il grilletto da tre anni, due mesi e dieci giorni.

Questo omicidio sembra però raccontare un’altra storia. Sia chiaro, Cosa Nostra non è morta. I boss controllano ancora molte delle attività commerciali ed economiche sull’isola. Ma la verità è che, se guardiamo ai numeri e ai fatti, la mafia siciliana, che pure continua a ispirare registi e produttori di film e serie tv, non è mai stata così debole. Schiacciata dalla crisi, decimata dagli arresti e dai pentiti, imbottita di spie e microspie, a corto di soldi e soldati, orfana di capi e costretta a dividere gli affari con le nuove gang straniere, Cosa Nostra non è di certo più la stessa.

La crisi economica

I numeri, dicevamo. Bisogna elencarne alcuni che funzionano da premessa a tutti gli altri. Dal 1990 a oggi la polizia ha arrestato più di quattromila mafiosi siciliani. Secondo la relazione 2015 della direzione investigativa antimafia (Dia), l’esercito di cosa nostra nella provincia di Palermo è composto da 2.366 uomini. Un elenco redatto agli inizi del 1999 dagli inquirenti ne contava più di tremila. Gli omicidi commessi da cosa nostra nel 1992 furono 152, nel 2007 erano nove, zero nel 2016. Passiamo ora ai dati che delineano la crisi economica della mafia siciliana. Le inchieste della procura di Palermo hanno svelato l’uso sempre più diffuso del “pizzo a rate”: i boss oggi sono costretti a chiederlo a rate e ad abbassare le pretese, chiedendo cifre “modeste” agli imprenditori, con il rischio sempre maggiore di essere denunciati.

I vecchi e i giovani

La verità è che il siciliano non è più l’unica lingua dei criminali in Sicilia. Nel mondo dell’illegalità si parla romeno, georgiano, nigeriano e perfino cinese. Una situazione inimmaginabile fino alla fine degli anni ottanta. In quel periodo cosa nostra faceva paura. Nomi come quelli di Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella bastavano a terrorizzare chiunque. Per non parlare di quello di Totò Riina, temuto soprattutto dagli altri boss.

Provenzano è morto a 83 anni il 13 luglio del 2016. Riina a 87 anni è in carcere, malato. Tuttavia, nonostante le sue condizioni di salute, secondo gli esperti sarebbe ancora oggi in cima alla catena di comando di Cosa Nostra.

La priorità per le autorità italiane rimane l’arresto del boss trapanese Matteo Messina Denaro, che proprio Riina avrebbe voluto come suo successore e che oggi è rappresentato spesso come una sorta di super padrino, sanguinario e spietato, che tiene in mano le redini criminali della Sicilia. Ma non è esattamente così. Innanzitutto, perché non è palermitano, e quella carica spetta in genere ai palermitani. E poi perché la cupola in Sicilia non esiste più.

Ritorno alle origini

Senza capi né soldi, con la strada sbarrata dalle cimici e dai pentiti, alcuni sono tornati alle origini. Lontano dal cemento di Palermo, dal traffico, dalla movida, nascosti tra le verdi montagne dei Nebrodi, tra i boschi e i pascoli delle Madonie, tra le colline del Vallone, un gruppo di vecchi e nuovi boss tenta di ripartire da zero, dalle campagne, dove tutto era cominciato. Furti di macchinari agricoli e di bestiame, incendi, racket sulla macellazione. La chiamano “mafia del bestiame”, la nuova mafia che torna a quella più vecchia.

Glossario:
Cosa Nostra: nome dell’organizzazione mafiosa in Sicilia
Pizzo: pagare una somma di denaro alla mafia

Domande:

  1. Qual è l’origine della parola mafia?
  2. Esiste la mafia in Australia?
  3. Che cosa sai della mafia?
  4. È possibile sconfiggere la mafia?