L’Italia non è un Paese per mamme: ecco perché

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Compatibilità tra famiglia e lavoro: l’Italia arretra. E le donne pagano il conto. Negli anni della crisi le lavoratrici hanno dovuto scegliere: o il posto di lavoro o i figli. E alla fine hanno scelto il lavoro. Decisione obbligata. Con l’aumentare dell’incertezza le famiglie hanno cercato di ridurre il rischio. Due stipendi sono meglio di uno. E, soprattutto, proteggono dagli imprevisti: se uno dei due resta a casa c’è una secondo stipendio su cui contare.
Nonostante una crescita degli occupati, dal 2014 a oggi il mondo del lavoro ha lasciato indietro le mamme italiane. Il nostro Paese le esclude, per fattori culturali ancora difficili da superare. In generale, il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni è cresciuto, ma il gap tra quelle che hanno e quelle che non hanno figli aumenta in maniera costante. E le cose vanno ancora peggio per le donne laureate. Queste, infatti, sono state favorite dalla ripresa economica, ma solo in assenza di figli. In questi anni in cui le aziende hanno preferito assumere giovani, alle donne con figli sono stati riservati contratti a termine per evitare che pesassero con una maternità. Crolla l’occupazione tra le mamme con figli piccoli, le più penalizzate dal mercato del lavoro.
Secondo le ultime statistiche le donne che hanno cercato di non rinunciare a nulla — né ai figli né al lavoro — in molti casi si sono dovute arrendere. Se si considera il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con figli in età prescolare e quello delle donne senza figli, si vede che ogni 100 donne occupate senza figli nel 2015 c’erano 77,8 madri al lavoro. Nel 2017 siamo scesi a quota 75,5. Morale: molte mamme alla fine sono tornate a casa.
Purtroppo in Italia la situazione sembra peggiorare. Il punto è che i posti per i bambini negli asili nido costano troppo. Per molti è impossibile fare figli se non c’è un nonno che se ne prenda cura. Servirebbero importanti provvedimenti per cambiare la situazione attuale.
Nel 2018 in Italia si esauriranno alcune misure del precedente governo. Ad esempio, se non rinnovato, scomparirà il cosiddetto «voucher baby sitter». Un bonus da 600 euro al mese per le donne che rientrano al lavoro rinunciando al congedo parentale. Obiettivo: favorire le lavoratrici madri che vogliono tenersi stretto il posto di lavoro.
Fino ad oggi le donne si sono occupate di curare i figli e la casa. Anche a livello legislativo servirebbero dei provvedimenti che favoriscano la genitorialità condivisa. E che sostengano le donne che vogliono lavorare ed essere madri allo stesso tempo.
Di certo lo smart work — il lavoro a distanza a scelta del dipendente — potrebbe aiutare ma non basta. Anche perché resta ancora un lusso. Riservato ai dipendenti di multinazionali e grandi aziende. Quello che manca di più in Italia é l’accessibilità ai servizi e soprattutto a costi contenuti.

 

GLOSSARIO

ARRETRA: indietreggia. va indietro
IMPREVISTI: fatti improvvisi, non attesi
STIPENDIO: salario
TASSO: valore, indice
MISURE: provvediamenti, precauzioni, mezzi,
CONGEDO PARENTALE: periodo di pausa dal lavoro di un genitore. In alcuni casi può essere comunque pagata
GENITORIALITÀ: l’essere genitore

 

DOMANDE

1) Pensi sia giusto che una donna rinunci al lavoro per crescere i figli?
2) Cosa potrebbe fare il Governo per aiutare le donne mamme che lavorano?
3) Qual é la condizione delle donne in Australia? E’ simile a quella in Italia?
4) In Australia lo smart working e i contratti part time per le donne sono comuni o sono delle eccezioni?
5) In Australia il Governo aiuta le donne mamme e lavoratrici? In che modo?
6) Secondo voi é giusto che ancora oggi sia solo la donna ad occuparsi della casa e dei figli?
7) Credete che oggi la parità tra uomo e donna sia reale? Perché?
8) Ci sono ancora dei pregiudizi da superare? Quali?
9) Tu (o la tua partner) sei mai stata discriminata sul lavoro
10) Quando eravate bambini, la vostra mamma era in casa o lavorava?