Nuovi papà: partecipare alla vita familiare diminuisce il desiderio di avere figli

[download]

«Liberare il potenziale maschile». È questo il sottotitolo scelto per il report 2019 State of the World’s Fathers (Stato della paternità nel mondo), che premette: se gli uomini si occupassero di più di casa e figli, le neomamme potrebbero più facilmente rientrare (o restare) nel mondo del lavoro. «Oggi il carico familiare è principalmente sulle spalle delle donne e riduce la loro presenza nel mercato del lavoro. Eppure, se cresce il tasso di occupazione femminile, non solo migliora la qualità della vita, ma aumenta il Pil (Prodotto interno lordo).
Oltre che economico, il vantaggio per i futuri papà è emotivo. «La mente dell’uomo si modifica quando tiene in braccio e cura il suo bambino. La scienza ci dice che se un uomo è presente nei momenti precedenti e successivi alla nascita, la relazione con il figlio, nel corso della vita, ne gioverà. Infineragazzini che crescono vedendo il proprio padre dedicarsi alle faccende domestiche saranno uomini più sicuri, svilupperanno maggiori abilità sociali e, da adulti, faranno lo stesso». Per rendere questo possibile, serve il congedo di paternità.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Barcellona ha scoperto, tuttavia, che le famiglie che hanno aderito al congedo di paternità, in seguito, hanno avuto meno figli. Secondo lo studio, pubblicato sul Journal of Public Economics, le ragioni di questo effetto possono essere due: o i genitori hanno giudicato di dover dedicare più tempo ai figli già nati, piuttosto che averne altri, oppure i papà hanno imparato quanto sia difficile prendersi cura di un bambino e queste nuove informazioni hanno influenzato le loro scelte in merito a quanti figli mettere al mondo.
Le conclusioni dello studio spagnolo non convincono Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, che sostiene che la qualità della relazione tra un padre e un figlio dipende molto da quanto accade nella fase precoce della vita del neonato, quindi il congedo è un elemento chiave». Certo: qualcosa deve cambiare. Se dagli anni Settanta i padri hanno cominciato a interessarsi alla vita dei figli, per decenni è rimasta invariata la cultura per cui la cura quotidiana toccava alle donne: la mamma, o, in sua assenza, zie, nonne e cugine. «Il messaggio, più o meno implicito, è: “Tu non lo sai fare bene come lo faccio io”».
Per anni Pellai ha condotto gruppi di incontro per futuri e neo padri, “i cerchi del papà”, «Il servizio sanitario Italiano offre diverse soluzioni per sostenere le coppie che devono assumere la nuova responsabilità di genitori, ma quasi sempre, tra corsi pre-parto e massaggi neonatali, sono rivolti soprattutto alle mamme.
Eppure, anche per gli uomini è fondamentale condividere con altri ansie, paure, conoscenze.
Attenzione a chiamare “mammo” un uomo che si occupa della quotidianità di un figlio. Non è un padre che imita la mamma, ma che agisce secondo le sue competenze». Gli esempi positivi non mancano. Basta osservare cosa succede quando nascono due gemelli. I genitori si attivano subito entrambi e ognuno lascia spazio per l’azione dell’altro.
È altrettanto importante che sia l’uomo a occuparsi del figlio, quando torna a casa dal lavoro. Ma non subito. Quando varca la porta di casa l’uomo è stressato e la donna stanchissima. Il trucco è darsi un quarto d’ora di transizione, nel quale lui si fa una doccia e si rilassa per poi dedicare un’ora piena a suo figlio, dare una pausa alla donna e, di conseguenza, fare del bene all’intera famiglia.

GLOSSARIO

PATERNITA’: essere padre
POTENZIALE: capacità, risorsa
TASSO: livello
PIL: la ricchezza che un paese è in grado di produrre in un anno
CONGEDO: permesso, licenza
PRECOCE: che è in anticipo
VARCARE: passare, oltrepassare
TRANSIZIONE: passaggio, cambiamento

DOMANDE

  1.  Secondo uno degli studi svolti, il coinvolgimento dei padri nella vita familiare li porterebbe a fare meno figli. Cosa ne pensate?
  2. Se le donne avessero più aiuto dagli uomini nella gestione della casa e della famiglia, sarebbe più facile per loro continuare la carriera lavorativa?
  3. Avete mai conosciuto delle famiglie in cui è soprattutto l’uomo ad occuparsi delle faccende domestiche e familiari?
  4. Quali sarebbero i vantaggi per dei figli che crescono con un padre coinvolto nelle attività domestiche?
  5. Esiste in Australia il congedo di paternità? Se sì, come funziona?
  6. L’università di Barcellona sostiene che le famiglie che hanno preso il congedo di paternità, dopo hanno avuto meno figli. Quali sono i motivi?
  7. Anche in Australia sono le donne (mamme, nonne, zie..) che si occupano maggiormente della cura quotidiana dei bambini?
  8. Secondo voi, è vero che le donne sanno prendersi cura dei figli meglio degli uomini?
  9. In Australia esistono dei centri che supportano e preparano i futuri genitori all’arrivo di un figlio?
  10. La collaborazione da parte del padre contribuisce alla serenità dell’intera famiglia?