Il Coronavirus incoraggia il telelavoro

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Tante aziende italiane stanno spingendo in questo periodo sul telelavoro in seguito all’allarme Coronavirus e alle misure di prevenzione e controllo decise dal Governo per contenere e limitare il diffondersi del virus COVID-19 proveniente dalla Cina.
In Italia si guarda al telelavoro nella pubblica amministrazione come possibile soluzione in determinati casi. Anche per convegni e riunioni viene raccomandata la “modalità telematica”.
In Italia secondo gli ultimi dati disponibili lavorano con lo smart working, circa 354.000 persone, meno del 2% dei lavoratori. Secondo gli ultimi dati Eurostat nel 2018 l’11,6% dei lavoratori europei di imprese o organizzazioni pubbliche praticava smart working, lavorando da casa saltuariamente (8,7%) o stabilmente (2,9%), grazie alle opportunità messe a disposizione delle nuove tecnologie.
La definizione di smart working, contenuta nella legge del 2017 sottolinea la flessibilità organizzativa, la volontarietà e l’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone) ma in questo caso, almeno fino a 15 marzo, per evitare il rischio contagio da coronavirus, viene meno la volontarietà e le aziende possono decidere di mettere il dipendente in smart working in “automatico”. Anche il dipendente che teme il contagio può chiedere di lavorare in modalità agile ma l’azienda può rifiutare questo tipo di prestazione per ragioni organizzative
Lavoro agile: è la nuova parola d’ordine che si sta diffondendo in Lombardia e in tutte le zone sotto sorveglianza per via del coronavirus. Grandi aziende e amministrazioni pubbliche (a cominciare dal Comune di Milano) stanno adottando questa forma di flessibilità che consente di restare in collegamento con l’azienda pur restando a casa. Una modalità adottata, praticamente da tutte le grandi banche e le assicurazioni con sede a Milano: da Unicredit a Banca Intesa, da Generali ad Allianz.
Poi naturalmente ci sono le imprese che invece continuano a lavorare normalmente. A Genova le maestranze sono al loro posto ventiquattr’ore per completare nei tempi previsti il ponte che sostituirà il ponte Morandi crollato un anno e mezzo fa.
Turismo e commercio sono settori che non possono ricorrere allo smart working e subiscono gli effetti della paralisi. L’emergenza coronavirus potrebbe portare alla chiusura di circa 15mila piccole imprese in tutti i settori. Appare seriamente compromessa, con la prospettiva di ulteriori danni,  la situazione per alberghi, b&b, ma anche bar, ristoranti e attività commerciali.
Ad oggi quattro milioni di bambini e ragazzi hanno interrotto la scuola in diverse regioni italiane a causa dell’emergenza Coronavirus. In Italia, quasi la metà degli insegnanti (48%) non ha ricevuto un training formale sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica e solo poco più di 1 su 3 (36%) si sente particolarmente preparato nell’utilizzarle. Inoltre, circa il 18% dei minori tra i 6 e i 17 anni che vivono nelle aree interessate alla chiusura delle scuole non usa internet e rischiano quindi di rimanere disconnessi da eventuali attività di didattica a distanza. Bisogna comunque apprezzare tutti gli sforzi che, anche in mancanza di strumenti adeguati, molti docenti stanno compiendo in modo “fai da te” per mantenere in ogni caso i contatti con i propri studenti, offrendo consigli di lettura, predisponendo moduli di lezioni da scaricare on line e così via. Tutto questo al fine di scongiurare il rischio che l’interruzione del percorso scolastico possa avere conseguenze sull’apprendimento.
A Tortona il “telelavoro” è anche per i parroci e la messa si fa online. Paolo Pardini, sacerdote piemontese, viene incontro ai parrocchiani via internet, dopo il divieto di celebrare messa nelle regioni del Nord Italia a causa dell’emergenza coronavirus. Don paolo è anche l’inventore dell’app iBreviary, scaricata da oltre due milioni di fedeli. Lui, con tanti altri parroci, organizza da Genova a Cremona, funzioni religiose digitali per la comunità.

 

GLOSSARIO

CONVEGNI: meeting, conferenza
DIRETTIVA: norma, atto, regola
ASSENTARSI: mancare
SALTUARIAMENTE: occasionalmente, qualche volta
STABILMENTE: regolarmente
VOLONTARIETA’: essere volontario, volere qualcosa
CONTAGIO: passaggio per contatto di una malattia
LAVORO AGILE: lavoro intelligente
MAESTRANZE: insieme di operai che lavorano per un grande progetto
RICORRERE: usare
PARALISI: blocco
DIDATTICA: che riguarda l’insegnamento
SFORZI: forza fisica e psichica superiore al normale
SCONGIURARE: fare in modo che qualcosa di negativo non accada
PARROCI: prete
PARROCCHIANI: fedeli

 

DOMANDE 

  1. Avete mai sentito parlare di “telelavoro” o “lavoro agile”?
  2. Avete mai lavorato da casa utilizzando un computer, un tablet o semplicemente uno smartphone? Per quali tipi di lavoro è possibile ricorrere al telelavoro?
  3. Può il Coronavirus essere un’occasione per promuovere e rilanciare in Italia il lavoro da casa?
  4. In Australia, il telelavoro è abbastanza diffuso? Perché secondo voi, la maggior parte degli Italiani non si fida?
  5. Quali sono i pro e i contro dello “smart working”?
  6. Quali altre misure di prevenzione sono state adottate in Italia? Secondo voi, chiudere le scuole è abbastanza? È necessario limitare la frequentazione di altri luoghi pubblici?
  7. Quali aiuti potrebbe fornire lo stato alle famiglie dopo la chiusura delle scuole?
  8. Quali precauzioni dovrebbe adottare l’Australia per evitare il contagio del virus? Credete ci sia troppo allarmismo?
  9. Quali precauzioni state adottando in questo periodo?
  10. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha dichiarato: “la situazione è grave ma ci rialzeremo”. Come vedete il futuro dopo il Coronavirus?
  11. Qualcuno ha considerato il diffondersi del virus COVID-19 proveniente dalla Cina un secondo 11 settembre. Cosa ne pensate?